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Ponte della Guerra

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Il Ponte della Guerra collega Campo Santa Fosca con la Fondamenta Diedo. Su di esso, come in altri ponti veneziani, si svolgeva il Gioco della Guerra dei Pugni. L'idea era simile a quella dei tornei cavallereschi, una sorta di sfida tra due squadre avverse. Nominati i rappresentanti delle fazioni, si sceglieva il luogo adatto allo scontro che, per la particolare struttura della città, nel caso di Venezia era un ponte.
Il ponte scelto doveva avere adiacenti due fondamenta, necessarie per raccogliere la folla numerosa che assisteva. Inoltre il ponte era adattato con lavori di rafforzamento e, soprattutto, veniva curato l'escavo del rio affinché i combattenti, cadendo nell'acqua, non si ferissero.
All'inizio la Guerra si svolgeva con delle canne, precedentemente immerse nell'olio bollente per indurirle. Il 27 luglio del 1574 fu allestita una guerra delle canne in onore del re Enrico III di Francia al Ponte dei Carmini. I combattenti erano circa 600 e si affrontarono per quasi tre ore. Nonostante la relativa compostezza, dovuta alla presenza dell'esimio ospite, ci furono dei morti, tanto che Enrico III avrebbe esclamato: "Troppo poco per una guerra seria, troppa crudeltà per un semplice gioco".
Quella fu infatti l'ultima volta che si combatté con le canne, e il gioco venne poi sostituito dalla meno pericolosa Battaglia dei pugni.
Lo scopo era quello di gettare gli avversari nel rio sottostante. Vinceva la squadra che riusciva a tenere i suoi uomini sul ponte. Nel 1705 vennero definitivamente proibiti gli scontri.

Atlantide a Venezia




Anche Venezia ha la sua Atlantide: si tratta diMetamauco (Malamocco). Verso l'estremità sud dell'isola del Lido c'è oggi una borgata, Malamocco, in bilico tra mare e laguna, che ha ereditato il nome dell'antichissima Metamauco, culla della storia della Serenissima.
Metamauco venne probabilmente fondata dai padovani in fuga dalle invasioni barbariche nel VI secolo, quindi divenne sede del Governo veneziano negli anni dal 742 all'810, quando in seguito all'assalto dei Franchi guidati da Pipino, figlio di Carlo Magno, il doge Angelo Partecipazio decise di trasferire la sede ducale presso le isole realtine (da "rivo alto"), all'interno della laguna e quindi più facilmente difendibile.
Le cronache parlano di un violento terremoto avvenuto nel 1106 che avrebbe causato l'inghiottimento di Metamauco da parte del mare. A tutt'oggi però, nonostante studi approfonditi e numerose ricerche effettuate nel mare circostante, di questo antico centro non si è trovato traccia.
Le supposizioni, le storie e le ipotesi che circolano attorno a questa Atlantide lagunare hanno finora soltanto alimentato la curiosità intorno a questa  leggenda.

Storia della cucina veneziana




Dopo il successo dei percorsi musicali, L'altra Venezia presenta un nuovo itinerario tematico: Storia della cucina veneziana.
Si tratta di un percorso a piedi per le calli di Venezia alla ricerca delle tracce della cultura gastronomica della città, la quale è, anch'essa, tutt'altro che scontata! Partendo dalle primissime ricette lagunari risalenti ai tempi in cui Venezia era solo una delle province di Bisanzio, passando per il tripudio delle spezie portate dai commerci con il Levante, attraverso una serie vertiginosa di contaminazioni straniere, si arriva fino alla cucina dei giorni nostri, o quantomeno di ciò che ne sopravvive.
Profumi esotici, ricette bizzarre e curiose abitudini a tavola, saranno narrate per scoprire anche questo lato affascinante della cultura veneziana, mai abbastanza disvelata, e che rischia di scomparire travolta dalla globalizzazione imperante delle pizzette e del cibo surgelato.
Durante il percorso sono previste delle tappe in alcuni bacari (tipici locali veneziani) nei quali sarà possibile degustare i celebri cicchetti (piccoli assaggi) accompagnati da un ombra di vino.

Il tour dura circa tre ore.
Questi sono i costi:
- da 2 a 4 persone: 25€ cad.
- da 5 a 8 persone: 23€ cad.
Dal prezzo sono esclusi i cicchetti e le ombre.

Per info e prenotazioni: info@laltravenezia.it

La sindrome di Baron Corvo




Il problema della casa ricorre nella tormentata esperienza diFrederik Rolfe (Baron Corvo). Considerato a distanza di tempo come la cattiva coscienza della puritana colonia anglosassone della Venezia fin de siècle, Corvo fu il primo ad ammettere di essersi stabilito a Venezia senza alibi, pure tra tanti diplomatici, accademici, borsisti, etc. Ma a caro prezzo. In verità il suo romanzo autobiografico è un libro di protesta, l'autentica e unica difesa delle "genti disperse".
"Venezia, serenamente difesa dalla sua laguna, non è città dove Lazzaro possa nascondere le sue piaghe... Dio dammi una casa!".
Inutile quindi cercare una targa che ricordi la dimora veneziana di Baron Corvo , giacché viveva "baraccato" in una vecchia gondola; barone illustre e letterato, naufrago volontario a Venezia.
In un suo racconto Renato Pestriniero ha ricostruito magistralmente il processo di scelta della marginalità e il conseguente adattamento alle condizioni atipiche della città di un barbone che spesso è uno scomparso a Venezia: "E così,  quando l'alba sommerse un altro ultimo giorno di Carnevale, non presi il solito aereo per Milano. Non potevo più vivere in un mondo che non sentivo mio, anche se si trattava del mondo vero, quello che mi assicurava una vita brillante. Dovetti fare una scelta. Da una grossa borsa sportiva ricavai un contenitore che incastrai nello scheletro di una vecchia carrozzina. Ci misi la maschera e pochi altri oggetti, distrussi ogni documento di identificazione. Per il mondo svanii. Tutto il mio mondo materiale è in questo carrello al quale ho aggiunto un paio di piccole ruote per superare facilmente gli oltre quattrocento ponti che scavalcano i canali".


(Fonte: Brusegan)